venerdì 1 marzo 2013

RIPARTIRE

  1. abolizione dei rimborsi elettorali
  2. razionalizzazione del numero dei parlamentari e dei loro compensi
  3. legge elettorale maggioritaria on doppio turno alla francese
  4. inasprimento delle pene per la corruzione e l'evasione, falso in bilancio e collusione mafiosa
  5. ineleggibilità per condannati, portatori di conflitti di interessi e concessionari pubblici
  6. riduzione delle spese e degli interventi militari

martedì 29 gennaio 2013

PERCHÉ MI CANDIDO

Mi candido a Consigliere della Regione Lombardia per 3 semplici motivi:

1) per liberare la Regione da incrostazioni di potere e interessi che hanno governato ininterrottamente per 17 anni

2) per ridare forza e centralità alla cultura riformista, libertaria, socialdemocratica e popolare, che è stata alla base della nascita della Regione e che l’ha resa grande

3) per costruire una grande maggioranza popolare capace di andare oltre il centrosinistra, realizzando quel “Patto Civico” che dia una svolta radicale nelle forme di governo della Lombardia

Per una Lombardia forte, libera e aperta.

"La nostra missione è quella di tener duro quando tutti cedono, di alzare la fiaccola dell'ideale nella notte che circonda; di anticipare con l'intelligenza e l'azione l'immancabile futuro" (Carlo Rosselli)

mercoledì 17 ottobre 2012

PREFERIRE LE PREFERENZE

Nella prossima legge elettorale alcuni parlamentari vorrebbero reintrodurre le preferenze; altri le reputano la peggiore delle modifiche. Nel frattempo i magistrati di Milano incastrano un noto politico lombardo per compravendita di voti (preferenze) con l’ndrangheta. C’è chi ha gridato, o meglio, ha sussurrato al complotto (si sa il coraggio non è proprio una virtù dei politici di oggi), denunciando che le accuse a Zambetti e le insinuazioni su altri politicanti lombardi fossero un disegno politico della magistratura per diffondere nell'opinione pubblica una certa avversione verso le preferenze. Colpa dei comunisti e del loro braccio armato nelle Procure d’Italia.

martedì 16 ottobre 2012

I CLICHE' DELLE (NOSTRE) MANIFESTAZIONI

C’era la giovane politicante, c’era l’operaio quasi disoccupato, c’era la studentessa disillusa, c’era il precario, c’era il presidente del circolo, c’era il giovane membro dell’associazione, c’era (naturalmente) il sindacalista. E poi c’erano anche i politici, non quelli famosi però.
Non c’erano gli artigiani, i piccoli imprenditori, i commercianti. Quelli no.
C’erano tutti alla manifestazione del centro-sinistra in Lombardia, tranne quelli che potrebbero farci vincere.

lunedì 3 settembre 2012

SEGUI IL FURMIGA SE VUOI VIVERE SENZA FATIGA


E’ vero. Il Furmiga è ancora innocente. Fino a quando non verrà processato e giudicato colpevole, resta innocente.
Certo però, non è bello prendersi accuse per aver aiutato un amico a vincere appalti nella Regione di cui sei governatore in cambio di lussuose vacanze in giro per il mondo.
Certo però, il Furmiga non fa nemmeno bella figura a dire in giro che è stato un superficialotto nell’accettare quei regalini dall’amico Daccò, ammettendo che “non rifarei le vacanze ai Caraibi”
Lasciamo perdere poi che se fai l’amministratore pubblico è meglio che le vacanze le fai con i soldi tuoi, che è meglio che non le fai in mezzo al lusso visto che il tuo stipendio te lo pagano i contribuenti italiani e che, se tra i tuoi amici vacanzieri non ci sono titolari di ditte che concorrono agli appalti lombardi, è un tantino meglio.

martedì 31 luglio 2012

STATALE INGIUSTO

Si scrivono e si leggono sempre le stesse cose. Torniamo alla polemica degli statali licenziabili. Partendo dal fatto che non si dovrebbe licenziare nessuno se non c’è un giusto motivo, non si capisce perché nel mondo del lavoro italiano ci debbano essere occupati con tutele diverse. Esiste una legge, esiste uno statuto dei lavoratori, bene, deve valere per tutti, privati e statali che siano. Questi non sono due tipi di lavori differenti; entrambi si alzano la mattina, vanno a timbrare il cartellino, hanno dei compiti da fare, delle attività da svolgere e alla fine della giornata se ne tornano a casa; dirigenti, quadri, impiegati o operai che siano. Nessuna differenza siano privati o pubblici. E allora che discutiamo a fare della licenziabilità degli uni e degli altri? O non si può fare per nessuno o si può fare per tutti. La legge deve essere uguale per tutti. O no?

venerdì 27 luglio 2012

RITORNA LA GIUSTIZIA?


È giusto che ci si indigni sulla sorte toccata a D’Ambrosio, consigliere del Quirinale, stroncato prematuramente da un infarto.
Non si può sapere se le forti pressioni che in questi giorni aveva ricevuto per le telefonate fatte con Mancino sul rapporto Stato Mafia siano state una causa del suo decesso. Sicuramente non era un uomo tranquillo, lui che, a quanto si legge, non aveva fatto altro in tutti questi anni che servire lo Stato in modo impeccabile.
I magistrati tacciono, i politici mugugnano, il Presidente Napolitano si arrabbia e i giornalisti fortunatamente parlano di metodi usati che devono far riflettere.
Meno male. Purtroppo però situazioni come questa ne sono già successe negli ultimi 20 anni tante, troppo.
L’indagine di tangentopoli portò grandi manager, politici onesti a togliersi la vita per la sola presunzione di colpevolezza, sventolata ai 4 venti non solo dai magistrati, ma guarda caso anche da quei giornalisti che oggi parlano in modo critico di ciò che è avvenuto a D’Ambrosio.
Meglio tardi che mai. Ci si poteva pensare anche prima. Adesso bisogna convincersi che l’Italia deve tornare ad essere un paese democratico, civile e perciò garantista in cui l’accusato non è colpevole e nemmeno sputtanato fin quando non è definitivamente condannato.