Molti dicono che sarebbe meglio quello inglese. Altri quello francese. Per certi sarebbe meglio farle con lo spagnolo. Ultimamente va di moda anche il tedesco. Nessuna malizia, mi raccomando. Stiamo parlando del sistema elettorale. Quel sistema che dopo il 1992 siamo riusciti talmente a peggiorarlo da renderlo per niente rappresentativo. Quel sistema che tutti promettono di cambiare, ma che in fondo nessuno vuole modificare.
E se il problema non fosse lì? Se la domanda che ci dobbiamo fare non fosse che sistema elettorale vogliamo? Se quella giusta fosse “ma che partiti abbiamo oggi?”
Perché il sistema partitico è direttamente legato al sistema elettorale che un Paese deve avere. Dove ci sono partiti deboli, simili a comitati elettorali (vedi Inghilterra, America e Francia) il sistema elettorale è molto forte, stabilizzato da un sistema presidenziale di stampo parlamentare con un leader difficilmente rimuovibile. Dove, invece, i partiti sono molto rappresentativi, con una presenza territoriale diffusa e una partecipazione corposa, con tanti militanti, allora anche un sistema elettorale più debole può garantire la stabilità (vedi Spagna e Germania)


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