mercoledì 17 ottobre 2012

PREFERIRE LE PREFERENZE

Nella prossima legge elettorale alcuni parlamentari vorrebbero reintrodurre le preferenze; altri le reputano la peggiore delle modifiche. Nel frattempo i magistrati di Milano incastrano un noto politico lombardo per compravendita di voti (preferenze) con l’ndrangheta. C’è chi ha gridato, o meglio, ha sussurrato al complotto (si sa il coraggio non è proprio una virtù dei politici di oggi), denunciando che le accuse a Zambetti e le insinuazioni su altri politicanti lombardi fossero un disegno politico della magistratura per diffondere nell'opinione pubblica una certa avversione verso le preferenze. Colpa dei comunisti e del loro braccio armato nelle Procure d’Italia.

martedì 16 ottobre 2012

I CLICHE' DELLE (NOSTRE) MANIFESTAZIONI

C’era la giovane politicante, c’era l’operaio quasi disoccupato, c’era la studentessa disillusa, c’era il precario, c’era il presidente del circolo, c’era il giovane membro dell’associazione, c’era (naturalmente) il sindacalista. E poi c’erano anche i politici, non quelli famosi però.
Non c’erano gli artigiani, i piccoli imprenditori, i commercianti. Quelli no.
C’erano tutti alla manifestazione del centro-sinistra in Lombardia, tranne quelli che potrebbero farci vincere.

lunedì 3 settembre 2012

SEGUI IL FURMIGA SE VUOI VIVERE SENZA FATIGA


E’ vero. Il Furmiga è ancora innocente. Fino a quando non verrà processato e giudicato colpevole, resta innocente.
Certo però, non è bello prendersi accuse per aver aiutato un amico a vincere appalti nella Regione di cui sei governatore in cambio di lussuose vacanze in giro per il mondo.
Certo però, il Furmiga non fa nemmeno bella figura a dire in giro che è stato un superficialotto nell’accettare quei regalini dall’amico Daccò, ammettendo che “non rifarei le vacanze ai Caraibi”
Lasciamo perdere poi che se fai l’amministratore pubblico è meglio che le vacanze le fai con i soldi tuoi, che è meglio che non le fai in mezzo al lusso visto che il tuo stipendio te lo pagano i contribuenti italiani e che, se tra i tuoi amici vacanzieri non ci sono titolari di ditte che concorrono agli appalti lombardi, è un tantino meglio.

martedì 31 luglio 2012

STATALE INGIUSTO

Si scrivono e si leggono sempre le stesse cose. Torniamo alla polemica degli statali licenziabili. Partendo dal fatto che non si dovrebbe licenziare nessuno se non c’è un giusto motivo, non si capisce perché nel mondo del lavoro italiano ci debbano essere occupati con tutele diverse. Esiste una legge, esiste uno statuto dei lavoratori, bene, deve valere per tutti, privati e statali che siano. Questi non sono due tipi di lavori differenti; entrambi si alzano la mattina, vanno a timbrare il cartellino, hanno dei compiti da fare, delle attività da svolgere e alla fine della giornata se ne tornano a casa; dirigenti, quadri, impiegati o operai che siano. Nessuna differenza siano privati o pubblici. E allora che discutiamo a fare della licenziabilità degli uni e degli altri? O non si può fare per nessuno o si può fare per tutti. La legge deve essere uguale per tutti. O no?

venerdì 27 luglio 2012

RITORNA LA GIUSTIZIA?


È giusto che ci si indigni sulla sorte toccata a D’Ambrosio, consigliere del Quirinale, stroncato prematuramente da un infarto.
Non si può sapere se le forti pressioni che in questi giorni aveva ricevuto per le telefonate fatte con Mancino sul rapporto Stato Mafia siano state una causa del suo decesso. Sicuramente non era un uomo tranquillo, lui che, a quanto si legge, non aveva fatto altro in tutti questi anni che servire lo Stato in modo impeccabile.
I magistrati tacciono, i politici mugugnano, il Presidente Napolitano si arrabbia e i giornalisti fortunatamente parlano di metodi usati che devono far riflettere.
Meno male. Purtroppo però situazioni come questa ne sono già successe negli ultimi 20 anni tante, troppo.
L’indagine di tangentopoli portò grandi manager, politici onesti a togliersi la vita per la sola presunzione di colpevolezza, sventolata ai 4 venti non solo dai magistrati, ma guarda caso anche da quei giornalisti che oggi parlano in modo critico di ciò che è avvenuto a D’Ambrosio.
Meglio tardi che mai. Ci si poteva pensare anche prima. Adesso bisogna convincersi che l’Italia deve tornare ad essere un paese democratico, civile e perciò garantista in cui l’accusato non è colpevole e nemmeno sputtanato fin quando non è definitivamente condannato.

mercoledì 9 maggio 2012

I CASINI DI ANGIOLINO

E' evidente come i voti la PDL non li abbia persi per l'apooggio al governo Monti ma per le bestiate che il loro fondatore ha fatto in questi anni e per le numerossissime procedure giudiziarie a carico di molti suoi dirigenti. Parma è il caso più evidente. Ma questo mi interessa poco. Interessante invece è analizzare le reazioni dei leader della PDL a partire dal suo segretario, Alfano. Angiolino dice che la colpa è per la politica sbagliata che il suo partito, ovvero lui, ha fatto in questi ultimi mesi, appoggiando l'esecutivo dei tecnici; se fosse così, da subito e sicuramente prima dei ballottaggi dovrebbe toglierli l'appoggio, provocando una eventuale crisi di governo e aprendo un duplice scenario, in entrambi i casi catastrofico: elezioni e instabilità.
Alle elezioni non credo debba nemmeno pensare: se andassimo al voto il PDL arriverebbe ai minimi storici e si ripeterebbe su scala nazionale ciò che è successo alle amministrative.
Allo stesso modo, togliendo l'appoggio a Monti, il giovane Alfano dovrebbe prendersi la responsabilità di riportare il nostro bel Paese nel caos e nell'instabilità più assoluta, permettendo così ai mercati di speculare ancora maggiormente con i nostri risparmi e soffocando ancora di più la nostra economia. In questo caso non solo supererebbe i minimi storici ma rasenterebbe lo zero virgola.
L'unica via che Alfano ha, è quella di continuare a sostenere Monti, dimostrando responsabilità politica e istituzionale, rinnovare i vertici della PDL e cominciare a fare poltica, proponendo meno veline e più riforme, in attesa di Casini.
Non so se riuscirà a farlo, e devo dire che non mi interessa molto. Sono solo preoccupato per il futuro dell'Italia.

martedì 3 aprile 2012

I POLITICI PROPONGONO, I CITTADINI VOTANO

Se un politico vi chiede di aiutarlo a scrivere il programma, sotto elezioni, diffidate. Davvero, non scherzo. Per definizione il politico è il rappresentante degli elettori e lo è non solo per i voti che ha preso, ma anche per il fatto che ha deciso di candidarsi. Se si è candidato, ci si augura, abbia delle idee da proporre per cambiare o migliorare la nostra città, il nostro Paese, la nostra società. Ma ecco che se le idee le chiede a noi, in prossimità della imminente tornata elettorale, dobbiamo sospettare. Perché se ha bisogno delle nostre indicazioni o non ha idee e di conseguenza è meglio che non faccia il politico o peggio se le ha, lo fa solo per aggraziarsi i cittadini, spesso senza poi rispettare le nostre proposte.
Sarebbe meglio allora, più semplicemente, che i candidati sindaci, consiglieri e perché no parlamentari, dicano ai cittadini cosa farebbero per migliorare la situazione e ascoltino le critiche, positive e negative, che gli elettori potranno democraticamente fare. Troppo facile far esporre prima il cittadino e poi plasmare le proprie convinzioni in base a quello che i potenziali votanti dicono.
Le elezioni servono anche a premiare chi ha le idee migliori, più innovative e chi, tra i candidati, conosce meglio le problematicità della gente.
Era bella l’idea che un partito italiano fece alle scorse elezioni politiche: i cittadini si esprimano sulle primarie delle idee e non sui nomi; i partiti avrebbero dovuto elencare le proprie priorità e su quelle, confrontarsi con i cittadini per migliorarle e trasformarle poi in programma. Prima il progetto politico e poi il confronto e non, cari miei, il contrario. Così i politici propongono e i cittadini valutano. Ristabilendo l’equilibrio della democrazia. Il rapporto con i cittadini va tenuto prima e non solo vicino alle elezioni.